Come possono le emozioni di base diventare oggetto di conoscenza e interazione? Come l’insegnamento di un cartone animato può funzionare da mappa per il lavoro di gruppo, creando ponti introspettivi e relazionali?
“Durante il laboratorio delle emozioni gli ospiti dei gruppi appartamento hanno partecipato con entusiasmo crescente, scoprendo quanto l’arte potesse offrire nuovi modi per esprimersi. Uno dei momenti più intensi è nato durante l’attività con le tempere: un ospite ha ricordato quando, da bambino, amava immergere le mani nei colori e lasciare impronte sul foglio, riportando alla luce un’emozione semplice e autentica”. Così la tirocinante psicologa Marylou Rudi, che opera nelle nostre strutture, racconta il lavoro realizzato nelle scorse settimane.
Il laboratorio delle emozioni nasce con l’obiettivo di favorire la consapevolezza emotiva, l’espressione personale e la condivisione all’interno di un gruppo di persone con disabilità. Il progetto è stato realizzato nei locali dei gruppi appartamento di Cavallermaggiore gestiti dalla cooperativa. Attraverso la visione del film “Inside Out” ed altre attività artistiche si è voluto creare uno spazio sicuro e stimolante per esplorare quattro emozioni fondamentali: gioia, rabbia, tristezza e disgusto. 
Prosegue Marylou: “Anche l’esperienza con lo slime ha suscitato reazioni vivaci: la consistenza del composto ha generato un naturale senso di disgusto, ma anche risate, curiosità e associazioni con ricordi del passato, trasformando l’esplorazione emotiva in un momento leggero e condiviso. Nonostante alcune iniziali resistenze, soprattutto da parte di chi temeva di non essere bravo nell’esprimersi attraverso l’arte, tutti gli ospiti hanno trovato nei materiali un canale efficace e liberatorio per raccontarsi. Durante l’esplorazione delle emozioni il gruppo si è stretto ascoltando e accogliendo i vissuti dell’altro: talvolta consolando, talvolta donando speranza. Spesso ci sono stati abbracci di conforto, sorrisi e lacrime condivise, che hanno reso il percorso ancora più autentico e profondo”.
E conclude: “La diversità dei tempi emotivi ha richiesto attenzione e flessibilità e alcune emozioni, come rabbia e tristezza, si sono rivelate più complesse da affrontare, ma proprio per questo hanno favorito momenti di confronto autentico e significativo. Questo laboratorio ha rappresentato per me un’occasione preziosa di crescita personale e professionale: ciò che inizialmente appariva come una sfida si è trasformato in uno spazio vivo di ascolto, scambio e confidenze condivise. La partecipazione attiva e la sensibilità degli ospiti hanno mostrato quanto fosse possibile costruire insieme un luogo sicuro, capace di accogliere e dare significato alle emozioni di ciascuno. Al termine del percorso gli ospiti hanno riconosciuto il valore dell’esperienza e molti hanno espresso il desiderio di proseguire, proponendo di esplorare le restanti emozioni e di imparare come gestirle al meglio”.
Il gruppo diventa così specchio e rifugio, appartenenza e occasione di pensiero, accompagnamento nelle fatiche del quotidiano.

