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Dal documentario “Mi chiamo io da solo” che racconta la vita nei nostri Gruppi Appartamento

Mi chiamo io da solo è un attimo di vita spalancata. È un pugno di sorrisi che emerge d’improvviso fra stipiti di porte e usci mai osservati veramente, o fintamente scantonati. Porte che eppure, quotidianamente, si aprono e si chiudono sui nostri pianerottoli, accanto ai giardinetti, ai piani alti e bassi dei nostri condomini. Porte che custodiscono le tante storie delle ragazze e dei ragazzi che vivono nei Gruppi Appartamento e ogni giorno, con l’aiuto delle operatrici e degli operatori della Cooperativa Sociale Progetto Emmaus, combattono la battaglia più difficile: quella contro se stesse e se stessi, alla ricerca di un equilibrio e di un’autonomia sempre maggiore e sempre più efficace.

Storie raccontate sottovoce, un poco biascicate, storie anche problematiche. Che nella loro disarmante semplicità hanno avuto il coraggio di mettersi in gioco, di darsi regole quotidiane per aumentare il gusto della loro libertà e l’armonia della loro indipendenza: la sveglia al mattino, l’impegno sul lavoro, il gioco con le amiche e gli amici, la condivisione della spesa, dei pasti, i turni delle pulizie e l’arte complicatissima della convivenza.

Perché ogni giorno, all’interno di un Gruppo Appartamento, si compie la più delicata e sottile delle operazioni d’amore: quella che vede operatrici e operatori stare accanto e sostenere le persone più fragili facendosi quasi invisibili nel loro operato. Quella che chiama – con pazienza e costanza – le persone alla vita, anche quelle che fanno più fatica, lasciando loro l’orgoglio, la gioia e il diritto di dire: «Mi chiamo io da solo»!

Gabriele Pieroni

 

“Io e il Gian ce ne stiamo stravaccati sui divani della sala a scambiarci le ultime ciance prima di andare a dormire. Lui ha la fronte imperlata di sudore. Le finestre sono spalancate ma l’afa albese di fine luglio non vuole saperne di allentare la presa. La mezzanotte è passata da poco e ci godiamo il silenzio della comunità addormentata, sperando nell’improbabile arrivo di una qualche forma di frescura”.

Da Emmaus Book, 2021

L’Area Salute mentale si propone come obiettivo quello di promuovere e sviluppare modelli di intervento in ambito residenziale e territoriale con persone con fragilità psichica. Il modello di lavoro delle équipe che fanno parte dell’area parte dall’ascolto dei bisogni e dei desideri delle dirette interessate e dei diretti interessati, rispettando le scelte nell’ambito dei percorsi di cura offerti. L’Area riconosce quale presupposto fondamentale il rapporto dell’Oms del 2001 secondo il quale il concetto di salute mentale include “il benessere soggettivo, la percezione di una propria efficienza, l’autonomia, la competenza, la dipendenza intergenerazionale, la realizzazione del potenziale intellettivo di ciascuno”. Le équipe multidisciplinari che operano sulle strutture residenziali basano il loro operato su un modello che vede il gruppo di lavoro coinvolto nella realizzazione di interventi concordati con le singole beneficiarie e i singoli beneficiari, mantenendo una costante collaborazione con le referenti e i referenti dei servizi invianti e puntando al coinvolgimento attivo delle famiglie e dei familiari durante il percorso terapeutico. Le persone che vivono le nostre strutture provengono da diversi Dsm (Dipartimenti di salute mentale) del territorio piemontese e sono attive convenzioni con diverse Asl della regione.

L’Area si propone anche di promuovere una costante collaborazione con la realtà territoriale della città con l’obiettivo di incentivare la partecipazione delle persone nella vita della comunità locale, attraverso la partecipazione ad iniziative e progettazioni in rete volte ad incentivare l’empowerment della persona, il dialogo e il confronto. Si promuovono progettazioni innovative in collaborazione con enti locali e del privato sociale, volte a individuare gli strumenti adatti alle persone per esprimere le proprie potenzialità e nuovi modi di abitare il proprio mondo interiore in un periodo storico denso di difficoltà – tutto in rete con le famiglie, la comunità di riferimento e con la possibilità di confrontarsi, dare spazio alle emozioni e creare nuovi luoghi di apprendimento, di ascolto e di crescita. Nell’ambito della residenzialità, il progetto “Vivenze supportate” ha come obiettivo quello di fornire la possibilità a persone in condizione di fragilità psicosociale e temporanea difficoltà economica di avviare un percorso di coabitazione, con il supporto di operatrici e operatori nella gestione della quotidianità, degli aspetti relazionali ed eventualmente emotivi.

Il progetto si svolge in collaborazione con i servizi pubblici o gli enti del terzo settore titolari della presa in carico della persona beneficiaria, che compartecipano in parte variabile alle spese della convivenza supportata – all’interno di una cornice di lavoro non assistenziale ma finalizzata all’attivazione del protagonismo della persona. Questo percorso funziona come una “palestra” che possa facilitare la transizione a un’autonomia integrale, ovvero a una condizione abitativa indipendente. Per questa ragione a beneficiarie e beneficiari viene chiesto di non cambiare la residenza attuale. Tra queste esperienze anche l’appartamento “I tulipani”, che si propone come percorso di autonomia e integrazione.

areasalutementale@progettoemmaus.it

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