La giornata inizia sempre più o meno allo stesso modo: la sveglia suona e i pensieri sono tanti. “Ma chi me lo fa fare di stare fuori tutto il giorno? E la salita? E se devo andare in bagno? Mi potrò fermare?” Poi, però, si parte. Oggi tocca di nuovo alla montagna!
In pochi minuti raccogliamo tutto il necessario: acqua, panini, giacca, chiavi del mezzo, il cane, la copertina, le compagne e i compagni di viaggio e, se possibile, anche un po’ di entusiasmo. Non sempre riusciamo a trovare tutto al primo colpo, soprattutto certe risposte ai nostri dubbi. Ma alla fine si parte: San Giacomo di Roburent ci attende!
Dato che il tragitto in auto è un po’ più lungo del solito, a metà strada facciamo una sosta strategica: bar e bagno, due tappe imprescindibili. Una pausa semplice ma preziosa, utile per sgranchirsi le gambe e i pensieri, prendere un caffè e alleggerire la sensazione del viaggio. Dopo questa breve fermata si riparte con più energia e con la mente già rivolta alla montagna.
Ad aspettarci troviamo sempre le persone amiche del CAI (Club Alpino Italiano), sorridenti e pronte a dare una mano, con bastoncini da trekking per tutte e tutti e qualche parola di incoraggiamento per chi guarda la montagna con un pizzico di sospetto.
E poi si cammina. Passo dopo passo, salita dopo salita, tra una chiacchiera e una pausa per bere, la fatica si fa sentire. Ma insieme si procede. 
Dopo circa sei chilometri arriviamo finalmente al rifugio: un luogo meraviglioso immerso nel verde, circondato dalla natura e dagli animali. Qualcuno punta subito verso la struttura, altre persone scelgono un angolo tranquillo vicino alla chiesetta poco più in alto, dove il panorama sembra abbracciare il mondo intero.
A quel punto ognuna e ognuno vive la montagna a modo suo. C’è chi ride e scherza senza sosta, chi arriva con un po’ di affaticamento e qualche acciacco ma con un sorriso enorme perché ce l’ha fatta; c’è chi rimane in silenzio, chi chiede aiuto, chi si allontana per qualche minuto dal gruppo per godersi un momento di tranquillità. C’è chi fa tappa in bagno venti volte, chi racconta storie, chi fa scherzi, chi urla per la gioia e chi, durante tutta la salita, ha ripetuto almeno dieci volte: “Non ce la faccio più!” Eppure ce l’ha fatta.
Perché il vero traguardo non è soltanto arrivare alla meta. Il vero successo è esserci, aver affrontato la fatica, aver superato il pensiero di non riuscire ad andare oltre, aver condiviso il cammino e aver scoperto che, ogni volta, siamo un po’ più forti.
La montagna diventa così un luogo in cui sperimentarsi. Tra salite, soste e momenti condivisi, ognuna e ognuno può misurarsi con i propri limiti, scoprire nuove capacità e vivere esperienze che rafforzano l’autonomia, la fiducia in sé e il senso di appartenenza al gruppo.
E così, mentre ci riposiamo immersi nella natura, succede qualcosa di speciale: la stanchezza lascia spazio alla soddisfazione, i pensieri diventano più leggeri e nasce una nuova energia. Quella voglia di continuare, di tornare, di mettersi ancora in cammino.
In poche parole: voglia di vivere.
L’attività raccontata nell’articolo è stata realizzata con il contributo della Fondazione Crc, all’interno del bando Impegnati nei diritti.

