Autodeterminazione della persona, diritti umani, ruolo del professionista sanitario nei contesti di cura. Sono alcune delle tematiche al centro della seconda edizione dell’incontro dal titolo “Salute mentale e diritti umani: voci, scelte e diritti nella comunità”. L’appuntamento, organizzato dalla cooperativa sociale Progetto Emmaus in occasione della Giornata mondiale della salute mentale, è in programma per sabato 10 ottobre ad Alba: si inizierà con un momento di incontro e convivialità alle 17.30 nel cortile della Comunità Emmaus, in via Rattazzi 9. Alle 19 ci si sposterà per il seminario nella saletta multimediale della chiesa di San Giovanni, a pochi passi da lì.
Il seminario proporrà un dialogo tra competenze professionali ed esperienze dirette della sofferenza, della cura, dei servizi e del supporto tra pari, per poi aprire il confronto al pubblico.
“Partendo da una tematica proposta dall’Oms quest’anno, porteremo lo sguardo alle condizioni che rendono possibile l’autodeterminazione: poter prendere parola, essere riconosciuti e incidere sulle decisioni che ci riguardano. Ma essere ascoltati basta? E di che tipo di ascolto parliamo quando lo leghiamo al rispetto e alla garanzia dei diritti umani?”, dicono Domenico Massano, Giulio Ronco e Luciano Fico – relatori dell’incontro. E proseguono: “Poter parlare, infatti, non basta se ciò che si dice viene considerato meno attendibile o ricondotto immediatamente alla diagnosi, al sintomo o alla scarsa consapevolezza della propria condizione. Una prospettiva intersezionale, inoltre, ci ricorda che genere, condizione economica, status migratorio, orientamento sessuale e altre condizioni sociali possono intrecciarsi con una esperienza di sofferenza mentale, producendo ulteriori e specifiche barriere nell’essere ascoltati, creduti e nel poter esercitare concretamente i propri diritti”.
La prima edizione dell’iniziativa aveva affrontato le forme più visibili della coercizione, dal trattamento sanitario obbligatorio alla contenzione e alle limitazioni della libertà. Quest’anno il percorso prosegue interrogando le condizioni che consentono alle persone una reale autodeterminazione, permettendo di scegliere e di incidere sulle decisioni che le riguardano.
Ma la possibilità di scelta dipende anche dalle opportunità disponibili: una casa, un lavoro, relazioni, formazione e partecipazione sociale. “Autodeterminazione, quindi, non significa fare tutto da soli, ma poter orientare la propria vita anche quando sono necessari sostegni molto intensi”, sottolineano i relatori.
Il confronto seguirà quattro verbi: ascoltare, decidere, vivere e trasformare. Un percorso per chiedersi se la voce delle persone riesca a modificare le pratiche dei servizi e i contesti di vita. Perché il consenso a una proposta non esaurisce il diritto alla scelta: come ricordano Massano, Ronco e Fico, “Servono alternative realmente disponibili, informazioni accessibili, sostegni, tempo e possibilità di cambiare idea”.
