“Per cambiare le cose bisogna anche pensare diversamente”. Da questo pensiero nasce il percorso di Casa Maria Rosa, comunità per persone con disabilità di Alba. Il lavoro quotidiano è orientato alla costruzione di autonomia, relazioni e partecipazione alla vita della comunità. Storie di persone che rimangono lontane dai contesti istituzionali, dalle pagine dei giornali, eppure portatrici di battaglie quotidiane. 
I viaggi e le attività artigianali diventano strumenti per uscire dalla quotidianità della struttura e costruire esperienze trasformative. Ad esempio la giornata sulle giostre vissuta insieme all’associazione La carovana: un appuntamento che ha permesso alle persone ospiti di Casa Maria Rosa di sperimentare nuove emozioni e di mettersi alla prova. “Salire in alto, quasi a toccare il cielo, è diventato il simbolo di un percorso fatto di sorrisi, coraggio e voglia di guardare oltre”, racconta l’équipe educativa.
Un altro progetto consisteva nell’ideazione di una bancarella artigianale con oggetti realizzati dalle persone della comunità, e allestita nei mercati dell’Alta Langa. “Partire con il pulmino pieno di oggetti realizzati da noi e tornare con quasi tutto venduto è stata una soddisfazione immensa”, spiegano le operatrici e gli operatori. “Il valore dell’esperienza, però, non è stato soltanto nel risultato economico: il gruppo è tornato a casa con nuove conoscenze, amicizie e la consapevolezza di aver condiviso qualcosa di autentico con tante persone”. Il mercato di Sinio è diventato in questo modo molto più di un appuntamento commerciale. Un progetto ripetuto anche ad Alba, dove il gruppo ha ricevuto l’accoglienza di amiche, amici e della cittadinanza.
Un terzo strumento di inclusione è lo “Spazio caffè allargato”, che ogni lunedì riunisce chi risiede nella comunità e nei gruppi appartamento (strutture residenziali con minore presenza del personale sanitario) attorno al tavolo di un bar. Un momento fatto di chiacchiere, sorrisi e leggerezza, ma che assume un valore antropologico importante: “Sedersi insieme al tavolo di un bar può sembrare una cosa normale. Per noi rappresenta inclusione, autonomia e partecipazione alla vita della comunità”, spiegano dall’équipe.
E concludono: “Il ringraziamento più grande va alle persone che hanno scelto di aprire le porte della propria vita al gruppo. Tra queste c’è quella che viene chiamata con affetto la “famiglia più pazza di Sinio”, che ha accolto la comunità con grande disponibilità e ha fatto sentire tutte e tutti parte di qualcosa di speciale. Attraverso questi incontri è emerso come la felicità spesso nasca dalle cose semplici: il tempo condiviso, l’ascolto e la fiducia reciproca”.

