Di seguito riportiamo il testo di Chiara Cavallo, operatrice della cooperativa.
Cosa succede quando un percorso di studi incontra il cuore pulsante di una piccola comunità? Succede che una semplice panchina può trasformarsi in un ponte di empatia.
Oggi voglio raccontarvi la nascita della Buddy Bench, la “panchina dell’amicizia”, nella scuola primaria “G. Rodari” di Cardé.
Non è stata una casualità, ma il risultato di un percorso di studi e di un bellissimo viaggio dentro la psicologia interculturale.
Io, assistente alle autonomie della nostra cooperativa e da anni impegnata tra i banchi della scuola di Cardé, durante il percorso universitario sono rimasta affascinata dal Social and Emotional Learning (apprendimento sociale ed emotivo), un costrutto teorico nato nel 1994 che affida alla scuola un compito importante: non solo insegnare matematica o italiano, ma anche accompagnare i bambini a sviluppare competenze emotive e relazionali, imparando a stare al mondo insieme agli altri.
La Buddy Bench è un esempio concreto di questo approccio.
Approfondendo gli studi di Bowlby, Bronfenbrenner e Vygotskij, un’idea ha iniziato a prendere forma: “Perché non farlo anche a Cardé?”.
Con la supervisione della mia relatrice di tesi, la professoressa Valeria Cavioni, l’idea è diventata un progetto. Presentato all’Amministrazione comunale, alla dirigente scolastica e agli insegnanti, ha ricevuto da tutti un grande “ok”. E così siamo partiti. 
Le tre fasi del progetto
Fase 1: sensibilizzare
Ho parlato con i bambini di solitudine e amicizia. Ho spiegato loro cos’è una Buddy Bench: non una panchina come tutte le altre, ma uno spazio simbolico di comunicazione.
Posizionata nei cortili scolastici o in altri spazi comuni, permette a chi si sente solo o ha bisogno di compagnia di mandare un messaggio senza usare parole: basta sedersi.
Quel semplice gesto richiama l’attenzione dei compagni, che possono avvicinarsi, chiedere come sta l’altro, proporre un gioco e condividere un momento insieme, fino ad abbandonare la panchina.
La Buddy Bench nasce in Pennsylvania nel 2013 dall’intuizione di un bambino, Christian Buck. Alcuni studi realizzati nel contesto statunitense hanno evidenziato come questo strumento possa contribuire a ridurre l’isolamento sociale, normalizzare il sentimento di solitudine come esperienza comune e favorire relazioni positive tra bambini.
Fase 2: appropriazione
I bambini non hanno semplicemente ricevuto la panchina: l’hanno costruita simbolicamente dipingendola con le loro mani.
Hanno scelto colori e sfumature, trasformando un oggetto in uno spazio riconosciuto e condiviso. In quel momento è nato un luogo protetto, lontano dal giudizio, capace di creare un patto sincero tra pari.
Fase 3: continuità e creatività
E se piove? E se l’intervallo si svolge in classe?
La Buddy Bench è diventata anche una Buddy Chair, la “sedia amica”: lo stesso messaggio, lo stesso significato, portato dentro le aule.
Poi siamo diventati scrittori. È nato il racconto “Le stelle di Matteo”, ambientato proprio nel cortile della scuola di Cardé, dove la panchina diventa protagonista di un’avventura fatta di situazioni e dinamiche che ogni bambino può riconoscere.
I valori che ci guidano
Empatia, ascolto attivo, relazione, confronto costruttivo: non parole astratte, ma gesti concreti che possono entrare nella quotidianità.
Per questo ho scelto di dedicare questa Buddy Bench a Rudy Ballatore.
Rudy, nella sua vita, ha insegnato quanto sia importante mettersi nei panni degli altri, accorgersi di chi abbiamo accanto e costruire relazioni fondate sull’attenzione e sulla cura.
Questa panchina oggi fa proprio questo: invita ogni bambino a fare un piccolo passo verso chi è seduto in attesa.
Un cantiere aperto
Il progetto è ancora in divenire. Abbiamo preparato il terreno, curato ogni dettaglio e ora aspettiamo che possano sbocciare nuovi fiori e maturare frutti.
Servono tempo, supervisione e coraggio: non è immediato per i bambini entrare in questa prospettiva e imparare a riconoscere i bisogni degli altri.
Una cosa però è certa: a Cardé, piccolo paese della provincia di Cuneo, siamo riusciti a mettere insieme lavoro, studio, scuola e comunità.
Con un occhio all’America, dove la Buddy Bench è nata, e il cuore qui, nel nostro cortile.
Grazie a tutte le persone che hanno partecipato all’inaugurazione del 16 maggio e a chi ha accompagnato questo progetto con pensieri positivi e sostegno.
Perché costruire comunità significa anche questo: sedersi accanto a chi ha bisogno di una mano.
Grazie di cuore.
